Il pareggio
Su 8879 partite, il 25,7% è finita in parità. È l'esito più frequente dopo la vittoria interna, ed è anche quello che nessun modello riesce a indovinare. Compreso il nostro. Questa pagina spiega perché, e cosa invece funziona.
Dove il nostro modello fallisce
Nel test su 328 partite il modello aveva previsto 88,5 pareggi e ne sono usciti 89. Nel complesso, quasi perfetto. Ma diviso per fasce di confidenza il quadro cambia:
| Il modello diceva | Partite | Pareggi reali |
|---|---|---|
| 20–24% | 34 | 29,4% |
| 24–27% | 120 | 25,8% |
| 27–30% | 122 | 30,3% |
| oltre 30% | 41 | 26,8% |
Le fasce non si ordinano. Dove il modello era più convinto — oltre il 30% — i pareggi sono stati il 26,8%, meno che nella fascia 20–24%. Tradotto: la probabilità di X è giusta in media e inutile sulla singola partita. Lo scriviamo perché è vero, non perché faccia piacere.
Cosa invece funziona: il parziale
A partita iniziata l'informazione arriva, ed è forte. Su 8879 partite, ecco come finisce a seconda di com'era all'intervallo:
Sullo 0-0 all'intervallo il pareggio finale vale il 37,3%, contro il 25,7% di partenza. 11,6 punti guadagnati sapendo una cosa sola.
E c'è un dettaglio che non ci aspettavamo: un vantaggio dell'ospite finisce in parità più spesso di un vantaggio della squadra di casa — 24,8% sullo 0-1 contro 20,8% sull'1-0. Chi gioca in casa rimonta di più, e questo rende lo 0-1 molto meno definitivo di quanto sembri.
Quanto pesa il campionato
Quattro punti separano il campionato che pareggia di più da quello che pareggia di meno. È una differenza vera ma piccola: non basta per scegliere una partita, basta per sapere dove aspettarsi qualche X in più.
Cosa ne facciamo
Non proponiamo mai il pareggio secco come pronostico, e adesso sai perché: non sapremmo distinguere quale. Quello che proponiamo sono le doppie chance, dove il pareggio entra insieme a un altro esito — e lì il test su 2.901 partite dice che 1X mantiene il 74,6% e X2 il 73,5%.
Chiunque prometta di indovinare i pareggi sta vendendo qualcosa. Su 8.879 partite non ci riesce nessuno, e il modo più onesto di dirlo è mostrare i numeri che lo dimostrano.